Enrique Ponce: Tertulia d’autunno nella Casa del Toro

18 giugno 2025
Era l’Estate di San Martino e percorrevamo le strade del Piemonte. Dopo un’intera giornata dedicata alla gastronomia, all’enologia ed alla contemplazione dei paesaggi delle Langhe, giungemmo alla Casa del Toro, la casa-museo, concepita da Remingway come per cristallizzare la sua esperienza di aficionado. È lì che avevamo deciso di evocare insieme il percorso di colui che si può designare solo come un riferimento assoluto, un “Torero de Época”: Enrique Ponce. Oggi, è la forma viva del dialogo che mi sembra la più giusta per ritrascrivere colla dovuta esattezza quella conversazione, ritrovandone sia lo spirito che la lettera negli appunti presi quella sera:
Remingway : Enrique Ponce, credo che sia un nome sinonimo di classe, signorilità e capacità. In questo 2024, l’abbiamo visto tornare felicemente, dopo aver risolto problemi personali, di ordine affettivo.
Esteban : In effetti si era sorprendentemente ritirato nel giugno del 2021… Cosa non si è letto e sentito in quel periodo!
Remingway : Cerchiamo di capire cos’è successo...
Esteban : C’erano le critiche di sempre: la prima, quella ormai obsoleta d’un torero che non avrebbe “rischiato”, o non abbastanza, davanti al toro, come se il rischio più grande non fosse di dominare l’animale con classe, eleganza, ed apparente facilità (concetto già espresso nel trattato storico di Francisco Montes “Paquiro”)! Critica obsoleta, dico, in quanto avrebbe dovuto sparire definitivamente col nuovo riconoscimento del torero a Las Ventas, la plaza più importante del mondo col pubblico più esigente del mondo, colla sua parte integralista che per anni aveva sistematicamente considerato Enrique Ponce come un bersaglio. Venne la quarta Puerta Grande, nel 2017, e poi l’importante tarde del 2018… Ma per riprendere l’antifona (lanciata anni prima da quelli che vedevano più “verdad” da toreri che si facevano prendere dal toro) veniva ormai altra gente: una parte dell’afición ossessionata dal concetto d’un toreo pesante, che dovrebbe “rompere” il toro ad ogni costo (piuttosto che dargli la possibilità di esprimere tutta la sua bravura dandogli fiducia: quello che si chiama “torear a favor del toro”).
Enrique Ponce - Bilbao
Remingway : Critiche insignificanti, riguardo alla carriera del Maestro…
Esteban : … Ma critiche che avranno potuto ferirlo in un momento delicato della sua esistenza. Ci fu anche l’ingiustizia palese di alcuni presidenti, proprio nel periodo più difficile della pandemia, quello del 2020, dell’inizio del 2021… Pochi giorni prima di ritirarsi, Ponce liberò la sua parola nella plaza di Alicante, lasciando registrare il suo sfogo, dopo che un presidente gli avesse negato un secondo trofeo non solo meritato, ma richiesto con forza dal pubblico. Disse in sostanza: “noi nel ruedo diamo tutto, poi uno solo seduto qui sopra tutto rovina”.
Remingway : E si ritirò.
Esteban : Ma purtroppo non era finita. Si sentì allora una specie di storia alternativa, un racconto critico quanto fasullo, che diceva: “Ponce (ed anche Castella, tra l’altro…) si è messo da parte quando c’era bisogno di tutti per salvare la fiesta”! E questo era non era niente meno che il contrario della verità.
(Mentre parlo, Remingway si alza e va ad aprire un armadio… per tornare con uno dei suoi innumerevoli archivi, ricordi stampati e testimonianze di decenni di afición. Sul tavolo, ecco l’anno 2020, ed ecco una prima pagina del quotidiano francese “Midi Libre”).
Remingway : Eccola, la verità. Ponce a Nîmes nel settembre del 2020. Chi si ricorda cos’era una “feria” in quel periodo? Si usciva dalla plaza alle 19:00, e non c’era niente in città: ristoranti, bar, supermercati chiusi. Coprifuoco. Veicoli di polizia all’angolo della strada. Quelli che hanno “tirato il carro”, allora, sono pochi, e Ponce era forse il primo di loro. Con Castella, a Béziers, e poi a Nîmes, ed anche a Granada a fine settembre, ancora con Castella, quando sembrava ogni giorno più improbabile organizzare fosse una singola corrida!
Esteban : La verità dei fatti, non si può cancellare.
Remingway : E Ponce nel 2024 finalmente è tornato, e siamo stati testimoni del suo riconoscimento nella Storia.
Esteban : Prima di ripercorrere con te questa temporada, vorrei che tornassimo proprio su questa dimensione storica. Quando Enrique Ponce inizia la sua carriera di matador de toros, sono ancora in attività toreri come Manzanares padre, Dámaso Gonzalez, Ortega Cano, Espartaco, puntualmente torna pure Paco Ojeda, ed arriva Cesar Rincón… Già Ponce dimostra di essere in grado di rivaleggiare con tutti loro. Poi, nel 1996, surge la rivalità con Joselito (del quale ero sostenitore, pur riconoscendo tutte le qualità del giovane maestro valenciano). In alcune corride, pare che il madrileno stia prendendo il sopravvento, scrivendo anch’esso grandiosi capitoli della storia del toreo… Ma al finale, si impone la regolarità di Ponce nel trionfo, e si può dire che esce lui vincitore dal confronto.
Da destra a sinistra: Joselito, Ponce, Rivera Ordoñez: cartel emblematico degli anni ‘90
Poi altri nomi, altre figuras sorgono ancora, ma Ponce sempre ci sta: lo si vede ai lati di almeno tre generazioni di toreri, per finire alternando con Andrés Roca Rey. Rimane però un episodio sul quale vorrei proprio conoscere il tuo punto di vista: quello dello scontro fallito con José Tomás. Si dice che Ponce fosse totalmente disposto a toreare giunto a Tomás, ma che quest’ultimo non ci stesse…
Enrique Ponce - Madrid e "Lironcito" 1996
Remingway : La risposta sta nella personalità di Ponce. Col suo concetto e la sua capacità, non ha niente da dimostrare. Non riesco a vedere Ponce, come persona, in contrasto con un altro torero. Impone la sua tecnica, il suo modo di toreare. Era pronto a toreare con José Tomás com’è sempre stato pronto a toreare con tutti, e soprattutto coi migliori; e rispetta tutti. Non vuole a tutti costi essere il Numero Uno, vuole solo essere se stesso. Da parte sua, José Tomás si ritirò per alcune temporadas, forse perché rischiava tantissimo, a prezzo di cornadas, ma anche perché aveva certe difficoltà colla spada. Tornato, ci regalò delle tardes assolutamente indimenticabili, ma vide anche trionfare, a suo svantaggio, toreri come Miguel Angel Perera, col quale alternava spesso.
Esteban : Avremmo visto ripetersi con José Tomás quanto era già successo con Joselito?
Remingway : Non lo sapremo mai. Una cosa è certa: quest’anno, abbiamo visto l’afición, ed il grande pubblico, ridare al Maestro Ponce tutto quanto lui aveva dato per decenni.
Esteban : Eccoci dunque a questo 2024 poncista: parliamo delle corride che abbiamo visto dal vivo. Fu a Nîmes il grande ritorno, il venerdì di Pentecoste. Purtroppo non mi fu possibile esserci; tu, invece, eri sugli spalti del cosiddetto “Colosseo” di Nîmes. Credo che i tori di Juan Pedro Domecq siano stati deludenti…
Remingway : Fu comunque importante: Ponce in ogni occasione si dimostra uomo e torero. Il pubblico c’era. Si sentiva che fossero riunite le condizioni d’una grande temporada.
Esteban : Ne ebbi di persona la conferma pochi giorni dopo, a Granada. Felici quelli che videro il trionfo del Maestro, nella città dell’Alhambra, il giorno grande del Corpus! I tori di Domingo Hernandez lasciarono qualche opzione, e fu possibile vedere Ponce già in pienezza, con tutta la sua tecnica e la sua scienza, ma anche con una voglia ed un’ambizione da novillero. Ed eccolo finendo una faena con “derechazos de rodillas”, legati in cerchio, come per entrare in una conversazione intima col toro… Fu un trionfo incontestabile. Da parte tua, quando rivedesti il Maestro?
Remingway : Ad Istres, e vorrei adesso sottolineare l’importanza di quella corrida. Istres, una feria da conoscere e riconoscere, dove figuras e toreri emergenti si ritrovano con tori scelti accuratamente, in un ambiente che incita a dare il meglio, a dare il toreo buono. In quel 16 giugno, dopo aver perso colla spada un possibile trionfo col primo toro, Ponce riuscì ad indultare il quarto, un Juan Pedro Domecq di qualità, certo, ma che in altre mani non avrebbe fatto lo stesso effetto. Questo ci mostra anche la grandezza d’un torero capace di dare tutto quello che ha anche in una plaza di soli 3000 spettatori. Ponce è una persona serena. Avessero trionfato David Galván e Clemente - coi quali alternava - e non lui, sarebbe stato felice per loro. Sapendo di aver tratto dal toro tutto quanto era possibile, Ponce è tranquillo, che esca “a hombros” o no. El Juli, invece, se trionfava un altro, s’incazzava! La mentalità positiva di Enrique Ponce, l’ho ritrovata in qualche modo in un torero come Juan Bautista. Sotto quest’aspetto, l’Arlesiano mi sembra un erede naturale del Valenciano : a prescindere delle differenze di stile e di estetica.
Enrique Ponce - Almeria 2024
Esteban : Presto ti toccherà parlarci di Arles. Ma prima vorrei evocare la grandiosa corrida che vidi ad Almería, alla fine del mese di agosto. Un cartel di massimo lusso: tori di “El Parralejo” per Ponce, Juan Ortega e Roca Rey! E fu sicuramente una delle più belle corride viste in plazas di seconda categoria in tutta la temporada. Diedero grande gioco i tori, e ciascuno dei tre toreri regalò la massima espressione del proprio stile: Ortega nell’arte più profonda, vero e proprio torero del “Cante Jondo”, Roca Rey, ipnotico, Numero Uno senza limite, e dunque Ponce, “torero de toreros”, prima figura assoluta. In quella serata unica, bagnata di luce dorata, fu corrida per il ricordo.
Remingway : E giungiamo all’ultimo tramo della temporada. Ed arriviamo ad Arles, per la grande corrida goyesca della “Feria del Riso”. La plaza, piena. Il cartel, serio: un “mano a mano” con Castella; tori di Garcigrande, di presentazione da “plaza de primera”. Settembre. Il duro “toro di settembre”. Quel vento che chiamano “mistral”. Non è facile, Arles. Guai, se il pubblico si mette contro di te. Ma fu, ancora una volta, un trionfo. Ed il giudizio della critica fu unanime.
Enrique Ponce - Malaga 2013
Esteban : L’ultimo tramo della temporada, si. Stava per finire la carriera di Ponce. A noi, rimanevano due corride, da vedere separatamente: per te, l’ultimissima, a Valencia il 9 ottobre, per me pochi giorni prima, l’addio a Madrid, a Las Ventas il 28 settembre. Proprio a Madrid vidi Enrique Ponce presentarsi da novillero; era la feria d’autunno del 1988, ed era la mia prima volta nella “Monumental”: in quell’occasione, Ponce si rivelò, disegnando una splendida faena ad un bravo novillo della ganadería portoghese di Lupi. Ed io sentì il mitico “Olé” di Madrid. Però il giovane torero perse colla spada il trionfo che si era guadagnato col suo magnifico toreo. Trentasei anni dopo, uscì un toro medio di Juan Pedro, ma questa volta, fattosi maestro, è proprio colla spada che Enrique Ponce si guadagnò un trionfo ancora non certo dopo una faena che era stata, però, della più grande classe. Quest’ultima corrida a Madrid, mi riesce difficile raccontarla, in quanto nei miei ricordi si mischiano gli elementi razionali, obiettivi, colle sensazioni, le emozioni ancora vive. Lascerò dunque simbolicamente la parola al grande scrittore e giornalista taurino José Luis Benlloch, Valenciano verace, che raggiungerà la nostra tertulia poncista tramite alcune frasi d’un suo eccellente articolo - frasi da me tradotte in Italiano: “Niente è stato facile né regalato né capriccioso in quel trionfo. L'ultima grande opera del maestro di Chiva era stata costruita a polso, era una mostra di sapere stare, di fede. Quando sembrava che niente fosse più possibile - il juampedro mostrandosi indifferente a tutto - in quel momento l'opera cominciò a crescere. Il naturale addormentato, il derechazo dominatore, la poncina, la fantasia d’un recorte e, perfino, la stoccata finale d’un Ponce ormai maestro della spada, tale una reincarnazione di Rafael Ortega. La santa ispirazione al momento giusto. Una combinazione di magia, maestria, serenità, coraggio, dominio dello scenario, la gesta d’un torerazo che, pur finendo la propria carriera, sembrava lottare per il futuro. “¡Crúzate!” gli gridarono dal tendido 7, e Ponce, che pochi istanti prima aveva chiesto calma, colla muleta nella mano sinistra entrò pienamente nel terreno del toro. “Proprio qui, volete dire?” Il petto in avanti, faccia a faccia col toro. “Proprio qui?” sembrava che chiedesse con un gesto di sfida. Allora La Monumental, tendido 7 incluso, ha annuito, e già era tutto un grido. Così fu l’addio di Ponce a Madrid” (pubblicato dal giornale “Las Provincias”, il 29.09.2024). Finita la corrida, a decine, a centinaia scese nel ruedo il giovane popolo del toro, un mar mediterraneo sull’arena madrilena, un’onda felice portando l’artista trionfante, necessario disordine rivelando, ad ogni passo, la vivacità e la grandezza della Fiesta Brava, la grandezza del suo Maestro, la grandezza di Enrique Ponce.
Enrique Ponce - Ultima corrida a Madrid 2024
Remingway : Bravo. E fu finalmente il 9 ottobre che finì la temporada europea di Enrique Ponce (gli rimanevano ancora non poche corride in America, fino all’addio definitivo nella Monumental di Città del Messico, all’inizio di febbraio 2025). Un’altra volta si presentò colla voglia di dare tutto a qualsiasi costo, quasi come un novillero, malgrado un vento fortissimo. La faena al suo primo toro, come lo potesti verificare su qualche video, era già da doppio trofeo però, forse per la stoccata appena “caida”, il presidente solo concesse uno. Da qui lo svolgimento atipico della corrida, con un quarto toro che non serviva minimamente, e dunque la richiesta finalmente accettata di toreare un settimo toro come “sobrero de regalo”. L’abbiamo detto, Enrique Ponce non è di quei toreri che diffondono un sentimento di paura tra la gente, palesando la propria intrepidità; anzi, è tutto il contrario. Però, in quella corrida d’addio, tra il pubblico si è veramente temuto la cornada, e di quelle forti, per quanto si esponeva il Maestro. Nessuno gli chiedeva tanto, ma a lui chiaramente non bastava, in quel giorno, essere se stesso e dire serenamente il suo concetto del toreo: voleva il trionfo indiscutibile e totale, e lo voleva per la sua gente, la sua terra; lo voleva per Valencia. Era buono l’ultimo toro, ed insieme all’arte del torero, c’erano ormai abbastanza elementi a favore. Solo il vento, sempre più violento, creava incertezza. Fu però faena grande, e stoccata “da libro”!
Esteban : Dal video, l’uscita trionfale con vento tempestoso e rumore assordente di petardi, sembrava avere qualcosa di frenetico, di selvaggio! Fu così?
Remingway : Si e no... Erano tutti sentimenti positivi: una grande gioia collettiva.
Esteban : Per concludere questa conversazione, vogliamo ricordarci alcuni dati, alcune cifre della carriera del Maestro?
Remingway : Ben volentieri. Ecco, a memoria: più di 2500 corride!
Esteban : Più di 5000 tori toreati, tra i quali più di 60 indultati.
Remingway : Una “Puerta del Príncipe” a Siviglia.
Esteban : Cinque “Puertas Grandes” a Madrid!
Remingway : Qualcosa come 18 “Puertas Grandes” della Monumental di Messico.
Esteban : “Solo” sei uscite trionfali a Bilbao. Sulla mitica arena grigia di Bilbao, col serio toro di Bilbao…
Remingway : … Ma 39 nella sua Valencia!
Esteban : Cinque “Escapularios de Oro” della feria di Lima.
Remingway : Ha toreato tutti gli “encastes”: Domecq, Santa Coloma, Nuñez, Atanasio, Victorino, Samuel Flores, trionfando con tutti... e perfino Miura a Linares nel 1997.
Esteban : Leader del “escalafón” nel 1992, 1993, 1997 e, dal 1992 al 2001, dieci anni consecutivi con più di 100 corride toreate.
Remingway : 1995 il suo anno migliore: 120 corride, 172 orecchie, 11 rabos!
Esteban : Vertiginoso. Solo toreri di epoche alquanto remote, come Lagartijo o Pedro Romero, hanno numeri paragonabili : se mai possiamo considerare totalmente affidabili dei dati vecchi di 150 o 200 anni. Ma insomma, per tornare a Ponce, cosa ci dicono tutte le sue statistiche?
Remingway (aprendo una buona bottiglia di Barbaresco) : Ci dicono… una cosa molto semplice: che ci ha reso tutti felici! Brindiamo al Maestro Enrique Ponce.
Esteban : Al Maestro Enrique Ponce, massima figura del toreo!
E così finì la nostra tertulia d’autunno, nella Casa del Toro, una sera di ottobre 2024.
Esteban de la Cruz
Enrique Ponce - Valencia 2024