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Club Taurino Italiano

La grande stagione

 

13 febbraio 2026

 

Ogni volta che arriva l’inverno tra gli aficionados cresce l’attesa per la nuova stagione come l’allungarsi delle giornate.

Ma raramente come in questo inizio di 2026 l’attesa acquisisce un sapore speciale, con un rinnovato entusiasmo e la sensazione che potremmo vivere un’annata indimenticabile.

Il 2025 era terminato con il sorprendente e per molti morantisti sconvolgente addio alle corride del gran torero Morante de la Puebla, dopo una stagione memorabile ed un 12 ottobre che passerà alla storia. Sparito dalla circolazione per due mesi, tutti cercavano di capire se questo addio fosse definitivo.

Ma come hanno potuto constatare lo scorso 13 dicembre i soci del Club Taurino Italiano nella prima apparizione pubblica del Genio de la Puebla in quel di Verona, l’incertezza era tanta e la decisione sul suo ritiro sembrava tutt’altro che definitiva. Anzi, tra una chiacchera taurina e una veronica nell’Arena veronese, vedevamo illuminarsi il volto di Morante e le speranze si riaccendevano…

La conferma arriverà un mese dopo, grazie anche alla sapiente insistenza di José Maria Garzòn (nuovo empresario della Maestranza) che annunciava Morante de la Puebla per 4 corride a Sevilla con una opzionale quinta a settembre. E’ stato recentemente annuncaito per la Feria di Jerez dalla “casa” Matilla, ma nessuno sa quante altre saranno le arene dove lo vedremo.

 

 

Morante a Verona con il Club Taurino Italiano (13 dicembre 2025)

 

 

Vedremo col tempo se questa scelta è stata azzeccata. Nel mentre la notizia del suo rientro sta creando un’attesa positiva tra gli aficionados e risveglia l’interesse di chi lo vuole rivedere almeno una volta nella vita o ancora una volta, prima che sia l’ultima. In ogni caso, è un vero regalo avere Morante de la Puebla ancora tra noi in questo 2026.

Tuttavia i grandi protagonisti della stagione che sta per iniziare, saranno probabilmente altri.

Andrés Roca Rey, il torero di riferimento di questo ultimo lustro, con tre Puertas Grandes di Madrid e due Porte del Principe a Sevilla, nonostante un 2025 non straordinario (pur se buono) attira sempre il massimo interesse e non lascia nessuno indifferente. Anche tra i toreri che vorrebbero competere con lui e non riescono o non possono (come ad esempio Borja Jimenez o Daniel Luque). Ma nonostante tutto il peruviano sarà ancora il Figuròn che attirerà l’attenzione del grande pubblico anche se verrà messo sotto la spietata lente dei più intransigenti.

 

Roca Rey protagonista del cartel di San Isidro

 

Ma questo 2026 può essere l’anno delle rivelazioni, magari tra quei toreri che hanno sorpreso nel 2025 e che possono affermarsi quest’anno. Pensiamo a Victor Hernandez, David De Miranda, Tomas Rufo, David Galvan o pur se non più giovanissimi, Saul Jimenez Fortes, Fernando Adrian e Borja Jimenez.

Quest’ultimo potrebbe sorprende non certo come torero, visti i grandi risultati ottenuti (3 Puertas Grandes a Madrid negli ultimi tre anni, come Fernando Adrian) ma nel senso che la sua costante crescita e maturazione lo può portare ad entrare di diritto tra le grandi Figuras. E per esserlo non servono solo i numeri nell’arena, ma anche la popolarità, la capacità di trasmettere emozioni al tendido e non ultimo i biglietti venduti in taquilla. Borja potrebbe pronto per il grande salto soprattutto quest’anno.

Gli aficionados sono poi in cerca dell’erede di Morante, ovvero quell’interprete del toreo di arte, “pellizco” e duende che rare volte si incontra e sempre si sogna. Tra le giovani promesse, abbiamo i già consolidati Juan Ortega e Pablo Aguado che potrebbero avere la consacrazione definitiva in una delle grandi arene quest’anno. Tra i meno giovani, possiamo contare su un magnifico trio rappresentato da Uceda Leal, Curro Diaz e Diego Urdiales che in ogni momento potrebbero fare il faenon della vita e saranno da seguire.

 

Victor Hernandez al natural (Madrid 2025)

 

Ma non dimentichiamo l’importante e fondamentale presenza di quattro Figuras veterane, le più consolidate dell’escalafòn che pur se quarantenni, danno categoria ai carteles. Ovvero José Maria Manzanares, torero classico e di classe sopraffina, che nonostante problemi di salute e cornate varie (due lo scorso anno) non manca mai agli appuntamenti principali ed è un piacere vedere uno degli eredi della scuola ordoñista. Talavante, che è in gran forma con una ritrovata capacità di trionfare quasi ogni volta che torea, vuoi grazie al toreo fondamentale o vuoi grazie a quello spettacolare. Sebastian Castella, che si trova probabilmente nel miglior momento della carriera per maturità, poso, maestria e sicurezza. E Miguel Angel Perera, torero poderoso, capace di risolvere a base di temple i difetti dei tori più complicati.

Ora che due grandissimi Figurones come El Juli e Ponce non ci sono più (e lasciando da parte Morante e Roca Rey) sono questi quattro toreri quelli che meglio incarnano il senso della responsabilità, dell’esperienza e che toreano sempre da marzo a ottobre (salvo incidenti) in tutte le Ferias e con tutti i compagni e che con la loro maestria possono ancora offrire momenti che passeranno alla storia del toreo. So che per molti questi quattro nomi non sono molto graditi (ma non da oggi) e che rappresentano il “passato”. Tuttavia negli ultimi quindici anni questi quattro toreri hanno aperto in tutto 26 volte la Puerta Grande di Madrid e la Puerta del Principe di Sevilla, con una media sia “di gruppo” che individuale che non ha rivali, né ammette discussioni.

Almeno per chi considera il toreo come un’Arte e non uno sport, in cui non esiste un’età per smettere, ma conta solo il richiamo per il toro, la pura vocazione a “ser torero”, il desiderio di trasformarsi nell’arena quando si indossa un traje de luz e che solo il torero sa per quanto tempo avrà il coraggio di fare. Non sembra comunque sia ancora giunto il loro momento finale, né molti sono i pretendenti a prendere il loro posto.

Tra questi potrebbero esserci ottimi toreri che vanno in scia, come Daniel Luque ed Emilio de Justo, ma per un motivo o un altro non hanno ancora ottenuto quella consacrazione definitiva ed “universale” di cui hanno bisogno, vuoi per mancanza di trionfi (il sevillano senza nessuno di peso a Madrid, l’extremeño senza uno memorabile a Sevilla, nonostante una gran tarde coi victorinos) né un grande richiamo tra il grande pubblico. Ma mai dire mai perché le qualità non mancano.

 

Fernando Adrian e "Frenoso" di Vicoriano del Rio, premiato con la vuelta al ruedo (Madrid, 9 giugno 2025)

 

Infine altri motivi di speranza sono i giovanissimi, su tutti Marcos Perez che ha tutte le caratteristiche per essere un possibile Figuròn del presente prossimo, grazie alla sua precoce sapienza, al dominio della tecnica, all’enorme coraggio che possiede e quell’aria bambina che colpisce subito. Ma tra le nuove promesse circolano anche i Mario Navas, Zulueta, Navalòn…senza dimenticare la giovanissima Olga Casado, novillera, ma già trattata come una figura, o ancor più qualcuno a oggi sconosciuto che susciterà gli entusiasmi degli appassionati.

Insomma sul lato dei toreri, i motivi per andare a los toros sono tanti.

E credo ancora di più siano quelli sul fronte ganadero, perché forse mai come in questi tempi abbiamo visto un livello di ganaderias così alto. Sono un lontano ricordo di decenni fa quei vergognosi casi di debolezza dei tori o di “mansuedumbre”. Ora molti aficionados sostengono che nelle arene escono i tori più bravo della storia. Per altri sono invece i più prevedibili. Ma per chi deve mettersi difronte ad un animale da 600 kili che non smette di muoversi embistiendo, di facile e prevedibile credo ci sia poco, anche se da lontano può sembrarlo.

A prova di ciò abbiamo il grandioso momento delle ganaderias di Victorino e di Carcigrande e Victoriano del Rio, tre ganaderias dalle caratteristiche diverse ma accomunate da una bravura che nel massimo della sua espressione è molto esigente. Dobbiamo ricordare la crescita di Santiago Domecq e La Quinta, l’arrivo di allevatori come Alvaro Nuñez (i cui tori vorrebbero essere un concentrato di “clase”) o della sorpresa dei tori di El Juli (per ora caratterizzati da grande impeto e bravura). E sul fronte più duro, non possiamo dimenticare la ripresa della ganaderia di Dolores Aguirre, e in minor misura quella di Escolar, Adolfo Martin, Partido de Resina e Cuadri.

Anche sul fronte delle imprese che gestiscono le arene ci sono stati importanti cambiamenti. A Sevilla la quasi secolare gestione Pagés ha dovuto fare posto al rampante José Maria Garzòn che ha già presentato una buona feria, molto in linea con la precedente a dire il vero, ma che ha il sapore della novità anche grazie alla presenza di Morante. Molti sono i volti nuovi tra gli impresari, come Carmelo Garcia (che ora gestisce piazze come Valladolid e Malaga) per non dimenticare la crescita di Bautista in Francia. Anche su questo fronte il rinnovamento è in corso.

 

 

José Maria Garzòn con Morante

 

Se a tutti questi motivi aggiungiamo le provocazioni proibizioniste che stanno generano la reazione contraria, possiamo capire perché in Spagna e Francia ci sia una crescita del grande pubblico nelle arene. Ed è il grande pubblico che pur se meno esperto è quello più capace di sorprendersi difronte alla meraviglia di questa forma d’Arte antica e nuova. Anche se questo può avere qualche piccolo aspetto negativo (legato a mancanza di esperienza o canoni di riferimento) è una benedizione vedere nuovamente tanti giovani nei tendidos (anche grazie agli sforzi in comunicazione di tanti impresari).

Già si sente il profumo di primavera che arriva dal Levamte, da Valencia e Castellon, che daranno il via a una stagione taurina che promette essere intensa ed appassionante, per certi aspetti carica di novità, anche se come sempre, tutto dipenderà dal toro, il re della Fiesta e che può mettere ciascuno nel posto che si merita.

 

El Conde de Moncalvo

 

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