Enrico Carbone, novillero italiano degli anni ’60 attraverso gli occhi del nipote dario

10 aprile 2026
Enrico Carbone fu l’unico novillero con picadores italiano. Era un bravissimo cantante, tanto che arrivò in Spagna come artista della televisione spagnola. Crebbe all’ombra torera nientemeno che di Pepe Bienvenida e di Antoñete.
Nato nel 1936, attraversò la sua stagione artistica negli anni ’60. Era un uomo di un fascino estremo. Ho avuto la fortuna di conoscerlo, ma la sua storia mi viene ricordata qui da suo nipote Dario Gagliardini, che visse al suo fianco in quei meravigliosi anni.
Dario si recò per la prima volta a Madrid all’età di 14 anni, dove già viveva Enrico, che era il cantante principale del programma il “Club del Sabado” nella televisione nazionale.

Vivevano nella calle Doctor Castelo e con gli amici si riunivano nella sale da biliardo della Calle Menorca. Tra i più grandi di età, che parlavano sempre di tori, c’erano José Carlos Arevalo e Paco Herrera, che più tardi sarebbero diventati matadores. Enrico e Dario andava sempre anche al bar La Solera, nella Calle Narvalez, frequentato da Manolo Navarro e alla Tabernita di calle Fernán Gonzalés, vicino alla casa del Pimpi ed alla bottega da barbiere del padre di Aparcio. Non molto lontano c’era anche la Cafetería El Trebol, che si era convertita nella casa dei fratelli Girón e luogo di riunione dei torei di Madrid e di quelli che passavano per attuare nella plaza de Las Ventas.
I due italiani, alla sera, per cercare un po’ di frescura, si recavano al chiostro nella calle General Moral, vicino a dove vivevano i Bienvenidas e dove ebbero la fortuna di fare amicizia con Pepe. Qui le notti si fecero ogni volta più lunghe.

Passarono indimenticabili serate in compagnia degli aneddoti di Pepote, Dario come giovane spettatore e Enrico con l’anima che iniziava ad alimentarsi delle emozioni torere.
Quando Enrico espresse il desiderio di diventare torero, Pepe lo presentò ad Antonio Chanel Albadalejo “Antoñete”, con il quale Enrico legò tantissimo, anche per le medesime condivisioni politiche di sinistra, nei tempi in cui imperava Franco.
Pepe divenne il maestro teorico ed Antoñete il maestro pratico. Ogni mattina, a La casa de Campo, Dario impugnava le corna ed accompagnava gli allenamenti di Enrico e dei molti aspiranti toreri presenti, tra cui Mateo Miguel Miguelin che si preparava per il film “Il Momento della verità” (famosissimo film taurino italiano del 1965 di Francesco Rosi).
Dario divenne in seguito ayuda de mozo de espada di Antoñete e racconta che lo stesso Chanel era un po’ pigro e non aveva l’abitudine di allenarsi molto facendo toreo de salón.

Nonostante il bisogno di aiuto economico che aveva in quel brutto periodo, Antoñete fece in modo di fare aprire ad Enrico, senza nulla pretendere, tutte le porte dei più conosciute ganaderias, dandogli così l’opportunità di assistere ai tentaderos e di poter allenarsi direttamente nel campo, al fine di apprendere quello che sarebbe stato il suo “oficio”. Lo presentó anche ad Atanasio Fernández: in questa ganaderia Antoñete aveva le porte aperte perchè era il torero preferito per le tientas.
Dario ricorda: “Antonio bisognava capirlo e comprenderlo e soprattutto offrirgli affetto con la serietà di quello che uno è veramente. Con mio zio si capirono subito, forse perché entrambi erano simili: caratteri bohémien, sognatori, dove la relazione umana era al primo posto”.
Enrico Carbone, El Italiano, alla fine riuscì nel suo intento e toreó novilladas sin e con picadores tra il 1964 e il 1968, avendo come apoderado lo stesso Pepe Bienvenida.
La cosa curiosa è che Enrico all’inizio non poteva toreare come novillero sin picador, perchè una legge spagnola, allora in vigore, lo vietava agli stranieri, e quindi, inizialmente, attuava sotto falso nome, con il carnet di un altro matador spagnolo.
A Cuenca, come novillero con picador, toreò con Antonio Garcia Utrerita e Pepe Cabello. Il Cossio gli dedica uno spazio erronemante come novillero sin picador, mentre al volume 5 (pag 718) lo stesso recita: “Cabello matador de novillos que comenzò a intervenir en corridas picadas durante la temporada de 1966 (…) En la de 1968 torea cinco festejos mayores (…) y el 2 de junio resultò cogido por una res de Manuel Canaveral, en presencia de Utrerita y Enrico Carbone”.
Pepe per problemi di salute non poteva però più viaggiare con Enrico e quindi lo propose al apoderado Diego Lopez Musoz, che sfruttava la sua immagine come torero e nel contempo come famoso cantante della tv nazionale spagnola.

Dario racconta che, con un sentimento trasmesso anche dallo stesso Antoñete, non amava vedere toreare Enrico dal vivo, come succede molto spesso ai famigliari più intimi dei toreri, e che quindi spesso lo aspettava fuori dalla plaza, una volta finito il festejo.
Il 30 di giugno del 1968 Enrico resultó ferito da un novillo di Juncal en Cantillana (Sevilla), lesione classificata con prognosi “meno grave”.
Quell’anno, che corrisponde anche alla tragica morte in Lima di Pepe Bienvenida, Enrico, senza il suo apoderado de verdad e di fiducia, decise di ritirarsi dalla sua breve vita torera.

Continuò comunque avendo moltissimo successo con la musica e non dimenticando mai questa parte della vita, che fu quella che lui ha amato di più.
Si spense nella sua casa di Milano il 12 dicembre del 2021, dopo aver trasmesso, nella seconda parte della sua vita, la sua profonda e vera passione taurina, anche a livello pratico, a moltissimi soci del nostro Club.
Gli dedico con orgoglio questo mio piccolo omaggio, soprattutto con l’intento di far conoscere la sua straordinaria storia ai nostri aficionados più giovani, che non hanno avuto la fortuna di godere direttamente della sua sabiduría taurina.
Doña Dona
